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  • Marco Russo

Volontà ed Intenzione


Qualche tempo fa ho partecipato alla mia prima lezione di Pilates. Questa ginnastica, acclamata da chi la pratica, mi incuriosiva da tempo, ma ho preferito aspettare di finire la formazione del Metodo Feldenkrais per poter “provare” le varie forme di attività in uso in questi tempi, non volendo farmi influenzare da altro durante il mio percorso formativo. Durante la lezione l’insegnante, nell’esecuzione di un esercizio particolarmente impegnativo, ci ha esortato ad usare la volontà: “ Con la volontà potete fare tutto”.

Questo tipo di pensiero è comune nella nostra società e quando non si riesce in qualcosa, sovente si da la colpa proprio ad un deficit di volontà. I miei primi dubbi riguardo l’uso della cieca volontà, come mezzo per il raggiungimento di uno scopo, risalgono a tanti anni fa. Mi ero iscritto in palestra per aumentare la mia forza e la mia struttura muscolare perché credevo potesse essermi utile nel lavoro come nel quotidiano: “Se sei forte puoi fare le cose con più facilità”, pensavo. Cominciai così a sollevare pesi, ma più mi impegnavo e più debole diventavo. Avevo una volontà di ferro, ma i chili sollevati non aumentavano, anzi a volte diminuivano. Cominciai così a fare delle ricerche su internet e poi comprai dei libri sull’argomento. Ad un certo punto, scoprii che esistono delle categorie genetiche: l’allenamento con i pesi non può essere uguale per tutti, bisogna usare strategie diverse in base al proprio corredo genetico. Avevo cominciato a capire che anche per un’attività così apparentemente semplice come il sollevamento di pesi, è necessario conoscersi, osservarsi e agire rispettandosi.

Sta proprio qui la grande differenza tra volontà ed intenzione: quando usi la cieca volontà per fare qualcosa vai sempre contro te stesso, devi diventare insensibile per fare una cosa a tutti i costi, anche se tutto di te ti dice di non farla. Devi usare la forza e dire: “Io lo voglio!” Se devi stare un’ora in più seduto a studiare o devi spostare un mobile troppo pesante basta dire: “ Io lo Voglio!” ed il gioco è fatto, mal di schiena assicurato, nella migliore delle ipotesi.

Nell’uso attento dell’intenzione, invece, l’atteggiamento è completamente diverso. Dall’esterno si può confondere con la cieca volontà, ma l’atteggiamento interiore è diametralmente opposto. Con la cieca volontà si va contro le forze avverse mentre con l’intenzione si lasciano andare. Nella cieca volontà si usa la forza, nell’intenzione si usa la strategia, si fa chiarezza sulla direzione da seguire e si procede con attenzione. La cieca volontà è durezza, l’intenzione è morbidezza. E’ il semplice principio per cui un vecchio maestro di arti marziali può sconfiggere anche il più giovane e talentoso degli allievi. Feldenkrais, da buon maestro di judo, ha inserito nel suo metodo questo insegnamento: quando la direzione diventa obiettivo e la volontà prende il posto dell’intenzione non hai nessun giovamento dalla lezione; solo quando ogni movimento diventa un gioco, una scoperta, un mezzo per conoscere qualcosa di te, allora non solo quel singolo movimento sarà una gioia, ma la lezione porterà delle trasformazioni sostanziali e pian piano, la vita diventerà più morbida e facile. Come l’arciere che non pensa a fare centro, ma ad eliminare le tensioni dentro di sé cercando il suo centro e scoprendo, nel contempo, l’importanza del viaggio rispetto alla meta.

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